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Partendo dall'opera principale di Salvatore Cambosu "Miele Amaro" si è adottato come modulo-logo costruttivo il favo d'api utilizzato per prima da Maria Lai. Il progetto riformula il favo di Maria Lai con l'idea del nodo (Hub), della rete della comunicazione, del web e della contemporaneità proponendo un nuovo segno, al contempo locale e globale, capace di aprirsi allo spazio della comunicazione multimediale. Nasce così il nuovo modulo su cui costruire il progetto aperto dove il miele amaro di Cambosu circoli nelle maglie di una rete-percorso, reale e virtuale, legata alla memoria. La casa/museo riapre il dialogo con il suo passato. Sulla facciata esterna della casa, già segnata dal ritmo dei pieni e dei vuoti dell'alveare dell'opera dell'artista Maria Lai, Viene segnata da un pannello la porta d'accesso al cortile intenro. Al suo interno il museo è interpretato come luogo delle possibilità mutevoli. Il riferimento è il teatro con le sue variazioni scenografiche su più livelli. Le installazioni come una serie di set teatrali aperti, ordinati con un piano sequenza articolato su più livelli, consentono un uso variabile e libero dello spazio espositivo.


 
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